giovedì 30 aprile 2009

Ma una volta non c'era di che vergognarsi?

Ho letto l'intervista Noemi Letizia ha rilasciato a Repubblica: da far accapponare la pelle.
Due i motivi che fanno trasudare sentimenti di compassione per questi personaggi.

Il primo è per Mr. B., che, senza dubbio, avrebbe tanti altri motivi per vergognarsi. Ma in questo caso non è una delle sue numerose gaffe. In pratica Mr. B., un uomo miliardario che ha avuto cinque figli, si riduce a imbucarsi alla festa di compleanno di una diciottenne qualunque, per trovare un po' d'affetto. Ecco, quando i berluscones vengono a sbraitare che "chi lo critica, è invidioso, perché lui è un uomo di successo", meditino. Un uomo del genere deve elemosinare l'affetto, perché non è stato capace di conquistarlo dalla sua famiglia e dai sui figli, pur avendoli ricoperti d'oro. A me fa compassione. Por bagaj...

Ma soprattutto mi fa cadere le braccia questa ragazza. Che arriva alla festa sei suoi diciottanni in Mercedes ("bellissima") con autista.  Che scoppia a piangere quando vede che tra gli invitati c'è Mr.B. Una persona sana di mente si metterebbe a piangere per la disgrazia. Se al mio compliconcepimento arrivasse un invitato del genere tutti gli altri scapperebbero! Si vede che la ragazza frequenta persone tanto vacue quanto lei. E forse non se ne accorge di quanto fa pena proprio per questo.
Chiude l'intervista dicendo ".Ora sogno di fare la show girl. Perché io so fare tutto. Una Carlucci, una Cuccarini".

Ecco, se avessi una figlia votata alle vuotaggini come questa la prenderei a schiaffi dalla mattina alla sera. E invece sembra che i genitori ne vadano fieri. Compreso il padre, che non si sente disturbato dal fatto che la figlia chiami "papi", Mr. B.

E poi, facciamo quelli che "certe cose le diciamo". Guardate la foto qui sotto: sarà mica bella ...
Se le togliamo i quintali di trucco e parrucco, e soprattuo quelle orribili sopracilia, viene fuori una tipa qualunque. Anzi, a guardare bene l'espressione, è anche un po' bruttina (l'aggettivo-sostantivo adatto mettetelo voi). Ma certi giornalisti che la definiscono bella, l'hanno mai vista una tipa davvero bella? 

(Ag. Controluce/Franco Castanò)

 

martedì 28 aprile 2009

I consiglieri comunali di Malgrate

Lo so, non dovrei parlarne. Ma stare zitto non è mai stata una mia virtù.

Non dovrei parlarne perché ormai abito a Praga da anni e con Malgrate non ho davvero alcun rapporto ufficiale (sono iscritto all'AIRE di Galbiate...).

Però ogni tanto mi viene da pensare al mio paesello. E visto che fra poco ci sono le elezioni (per cui io NON voto, sia chiaro), mi sono divertito a controllare come i consiglieri comunali eletti nel 2004 si siano comportati.

Sono andato quindi sul sito del comune di Malgrate e ho scaricato i verbali delle deliberazioni del consiglio comunale. Dal 2007 ad oggi, visto che le precedenti non sono disponibili. Poi, ho verificato assenze e presenze, più o meno come il registro di classe.

Ed ecco il risultato:

Alcune note:

1) Le presenze/assenze sono state rivelate al momento dell'approvazione del verbale della seduta precedente, ossia la prima cosa che si fa durante una seduta.
In questo modo non considero assente chi, per esempio, abbandona la seduta per protesta (metodono discutibile ma che comunque rientra nella dialettica politica).
Se poi uno arriva in ritardo, che non si lamenti se l'ho messo assente. Chi mi conosce sa quanto io non tolleri i ritardatari.
Uniche eccezioni: le sedute del 18/2/2008 e del 23/6/2008 in cui non c'è approvazione di verbale. In questi casi si è considerata la situazione di presenze alla prima deliberazione.

2) Le caselle bianche corrispondono a quando il consigliere non è in carica. Si tratta dei due casi in cui un consigliere si è dimesso ed è stato sostituito.

Considerazioni

La tabella non dice tutto. 
Una persona può essere assente per giustificati motivi. Esempio: il consigliere comunale che fa il medico può essere assente perché ha dovuto soccorrere una persona.
E un'assenza prolungata può essere segno di una lotta all'interno del gruppo manifestata con l'atto di disertare le sedute. Anche se questa seconda opzione non la condivido, anzi.

Non ho la più pallida idea del motivo per cui alcuni sono risultati assenti (a Malgrate ci metto piede ogni tanto, per un fine settimana). Chi legge può trarre le dovute conclusioni e dedurre se si tratta di menefreghismo o di assenze motivate.

Certo, magari si dovrebbe evitare di ostentare con sicumera il proprio ruolo di consigliere comunale se poi non si ottempera ai propri doveri.

Si consideri inoltre che essere presenti non è da solo un indice positivo.  Tra l'essere assente e l'essere presente ma dire cazzate, preferisco la prima. Poi può capitare che qualcuno unisca le due cose...

Chi compila i pdf del sito...

... dovrebbe ripassarsi un po' la grammatica delle medie.

-Nel riepilogo delle presenze è ripetutamente riportato «SI», mentre lo sanno anche i ragazzi delle medie che si scrive «SÌ»;
-Le commissioni sono scritte coi numeri romani seguiti dal segno «°», che coi numeri romani non si usa (visto che sono sia ordinali che cardinali);
-Quando si scrive in maiuscolo «è» si scrive «È» e non «E'»;
-Lo stesso per le altre parole accentate che magicamente diventano apostrofate quando sono maiuscole: ad esempio, «ESECUTIVITA’»;

e sono cose che mi sono saltate agli occhi dando una lettura veloce dei pdf. Mi piacerebbe vedere i verbali dove si riportano le discussione per vedere quanti strafalcioni ci sono.

venerdì 24 aprile 2009

Professori in cella.


Apprendo dal corriere che Erika De Nardo si è laureata. In carcere. E subito uno pensa: in effetti non hai niente da fare tutto il giorno, tanto vale impiegare il tempo per studiare.

Magari avessi tutto quel tempo per approfondire temi lasciati in disparte!

Poi però ti chiedi: ma come fa ad andare a lezione se è in gattabuia? E l'articolo ti chiarisce i dubbi. I professori andavano in carcere.

Siamo al delirio totale. Qui si tagliano fondo a destra e a manca, e si pagano i professori per andare a insegnare a una delinquente che ha ammazzato mamma e fratello? Con tutto il tempo che ha a disposizione potrebbe anche studiare da sola, no?

Debora Serracchiani: evoluzione mediatica della politica


Ho sentito parlare di questa Debora Serracchiani . Il volto nuovo del PD. Quella che ha avuto il coraggio di dire quello che tutti pensano. Un discorso che le ha cambiato la vita.
Debora Serracini è un'avvocata Udinese,  che alla riunione dei ciircoli PD è salita sul palco e ne ha dette a tutti. Suscitando una cascata di applausi.
Sento parlare di fenomeno mediatico, con il video del suo discorso "cliccatissimo" (oddio, quanto odio questo termine...).
Allora sono andato a vederlo questo video (qui e qui), dopo aver visto l'intervista alla Bignardi.

Vuoto pneumatico. Vuoto politico.

Mi aspettavo di sentire chissà  che cosa, un genio della politica.
Un discorso privo di succo, e politicamente zoppo. Un signore al bar dopo due bianchini avrebbe saputo dire di meglio. Questa signorina, di politica capisce pochino.
Fondamentalmente il suo discorso è: il PD perde perché non è unitario, perché non fa sintesi. Vero. Ma per lei fare sintesi significa che la maggioranza rossa del PD decide e la minoranza cattolica subisce. Oppure bisogna metterla alla porta. E questo anche sui temi etici. E lo dice chiaramente quando parla di testamento biologico, quando apre il discorso parlando di Eluana Englaro.
Insomma, per lei il PD vuol dire inglobare i cattolici, ma poi trattarli come i figli della serva.
E giù applausi.
Ma questa gente cosa capisce di politica? Fare un grande partito che ingloba più partiti non è molto diverso da fare una coalizione degli stessi partiti.
Fa il paragone con l'IdV, che parla a voce unica, mentre i dirigenti del PD vanno in ordine sparso.
Ma che cavolo di paragone è? Un partito dell'8% può parlare a voce unica. Un partito del 33% di necessità  ha diverse voci. Non puoi inglobare tutta quella gente e pensare che la pensi su tutto, allo stesso modo.
Il suo pugno duro che segue la tesi "si fa sintesi, noi decidiamo, e la minoranza del partito sta zitta o la mettiamo alla porta" ha come unico risultato la scissione. Significa che il PD perde la parte cattolica e si trova al 18%. Dopo aver perso la fetta a sinistra, dispersa in mille partiti comunisti. 

La teoria del "o dentro/o fuori" funziona solo con le dittature, cara Serracchiani.
Un segretario di un grosso partito non è bravo se fa la voce grossa e impone l'idea della maggioranza interna anche a chi la pensa diversamente. E' facile sai fare così, è solo questione di alzare la voce.
Il vero leader è quello che riesce a tenere insieme le persone, non quello che le mette alla porta.

Oltre alla demenzialità  politica del nucleo del discorso, si vede la pochezza di contenuti in tante altre cose. 
Attacca Di Pietro, (capo di un partito fai da te, personale e personalista, che con il centro sinistra non ha nulla a che vedere), e poi dice che il PD avrebbe dovuto fare come lui ( il problema [...] è stato quello di avergli fatto fare da solo l’opposizione su temi che ci appartengono, come il conflitto di interessi e la questione morale).

Dà del vecchio democristiano a Franceschini, e poi lo loda (Tu hai un compito difficile perché non sei un volto nuovo. Però hai il compito di dare una credibilità nuova a questo partito e ci stai riuscendo alla grande!!!).

E poi, non si lascia scappare i soliti temi (Noi non possiamo riconoscerci in un Paese che non investe nella scuola nell’università e nella ricerca): più o meno come il presidente della Repubblica che a fine anno dice che bisogna investire nella famiglia, nella ricerca, nelle energie alternative...
E mai una volta che dicano qualcosa di concreto. Solo slogan, solo parole di cartone.


Davero non capisco perché tutte quelle persone si sbucciavano le mani dagli applausi. Sono tutti ignoranti di politica come la Serracini?

No, è la generazioen YouTube. La generazione mediatica. Una persona sale su un palco fa un discorso attaccando il segretario del suo partito, e viene esaltata. Fa niente, se il suo discorso è politicamente demenziale. Basta la parlantina sciolta, e il sembrare contro la dirigenza. E si diventa mito.

In questo processo mediatico ha la sua colpa anche la dirigenza del PD, che ha scelto di candidarla alle Europee. Per far vedere che non sono in una torre di avorio. Ha colpa lo stesso Franceschini che applaudiva anche quando le accuse venivano a lui. Colpo mediatico. Finta umiltà  a favore di telecamera.

E ci si aspettano volti nuovi per i parti. Chissà perché nessuno cerca teste nuove.

lunedì 20 aprile 2009

giovedì 16 aprile 2009

Referendum elettorali: il perché del mio NO

E' dal 1999 che nutro fortissimi dubbi sulla democrazia. Quantomeno ho dei fondati sospetti che la gente voti a casaccio, non sapendo chi e cosa vota.

Ci sono materie poi, su cui la gente non dovrebbe essere chiamata a votare. Perché, qualsiasi cosa si dica, di certi argomenti la gente non ne capisce una mazza.
Uno di questi temi è proprio la legge elettorale. Scendete per strada e chiedete a 10 persone come funziona il sistema maggioritario e il proporzionale: se ne trovate due con le idee chiare siete fortunati.

La gente vuole abolire la porcellum, non capendo nemmeno come funziona, così come non capendo come funzionava il mattarellum. 
"Hanno abolito le preferenze" - "Parlamento di nominati, e non eletti" - "Il parlamento lo decidono sei segretari di partito".

Queste puttanate le ha iniziate a dire Beppe Grillo, e tutti se le sono bevute.
Puttanate? Sì, puttanate.

Vediamo come funzionava il mattarellum.
Camera dei deputati:
- 25% dei seggi eletti col proporzionale. L'elettore votava il partito, che presentava una lista bloccata, senza possibilità di dare preferenza. Venivano eletti i candidati in ordine di lista. Esattamente come il porcellum.
-75% dei seggi eletti col maggioritatrio uninominale. L'elettore si trovava un nome per ogni coalizione. Niente possibilità di dare preferenze. Ma anche peggio, non potevi votare il tuo partito, ma solo la coalizione. Se eri elettore dei Comunisti Italiani e l'Ulivo nel tuo collegio candidava la Binetti, ti toccava votare la Binetti. Che poi alla camera non votava come eletto dell'Ulivio, ma come teodem. Se eri elettore nazionalista di AN e al tuo collegio candidavano un secessionista Leghista, te lo dovevi votare. Anche se poi lui alla camera rispondeva a  Bossi.
Non solo non potevi scegliere la persona (uninominale=un nome!), ma nemmeno il partito.
Risultato, non solo i segretati dei partiti sceglievano i nomi, ma anche la composizione partitica del parlamento: al partito A diamo il 20% dei collegi sicuri, al partito B il 50% e al partito C il 30%. 
Non a caso nei seggi sicuri c'erano sempre i paracadutati: esempio, il Modenese Giovanardi candidato al collegio di Lecco.

Senato: 25% proporzionale e 75% maggioritario. Solo che tu votavi solo per il maggioritario (con le stesse modalità della camera, ossia no preferenza né di uomini né di partito), e i 25% dei seggi proporzionali era assegnati ai migliori perdenti tra il maggioritario.
In questo caso nemmeno la possibilità di scegliere il partito per quel misero 25%.

Quante persone, di quelle persone che sguaiatamente gridano al parlamento illegale, perché nominato, sanno di queste cose? Quanti mi sanno spiegare dove cavolo avevamo la preferenza prima?

No, secondo me la gente non ha diritto a esprimersi su queste materie, semplicemente perché non ci capisce niente, e voterà seguendo la mentalità comune del "vogliamo le preferenze".
Senza capire che in realtà l'effetto dei tre referendum sarà:

1) Premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione. Ossia, si darà a Mr. B la maggioranza assoluta del parlamento, senza nemmeno un alleato di turno a tenerlo a bada.

2) Abolizione delle candidature multiple. Cioè il segretario di partito non può candidarsi come capolista ovunque. Capita che poi sceglie in quale collegio essere eletto, con il risultato che tutti i primi dei non eletti, tranne in quel collegio, vengono eletti.
Certo, con questo referendum si toglie la possibilità al segretario di partito di scegliere chi lasciare a casa. Ma bisogna spendere tutti sti soldi per una modifichina del genere? Tra l'altro anche poco sensata... visto che è lo stesso segretatio di partito a scegliere i candidati, no?

Ritorno delle preferenze? Macché! Quello è solo lo specchietto per le allodole.

E allora io spero che questi referendum falliscano. E spero perciò che non si faccia l'election day.
Si sprecano 400 milioni di Euro? Bene, rivolgetevi a quelli che hanno chiesto il referendum.
Perché sia ben chiaro, qui non è lo stato che mi chiama a votare. Qui sono dei privati cittadini (mezzo milione) che propone a tutto il paese di votare su questi argomenti.
Se uno si deve scandalizzare, si scandalizzi per il fatto che mezzo milione di persone possa imporre allo stato di spendere 400 milioni di euro.

E se non siete sicuri del fatto che sia illegale fare i referendum con le europee pensate a questo fatto: io, che vivo all'estero in un paese UE, voterò per i candidati locali alle elezioni politiche. E' una opzione che si può adottare: invece di votare per i canditati italiani voterò per i candidati cechi, visto che risiedo in Rep. Ceca. Ora, come faccio ad essere in Repubblica Ceca  (per le europee) e in Lombardia (per il referendum), lo stesso giorno? 

venerdì 10 aprile 2009

La sindrome del piccolo scienziato

Faccio spesso molta fatica a speigare cosa sia il dottorato di ricerca. Soprattutto in italia, dove è stato introdotto con molto ritardo (nell'80).

Di solito dico che il dottorato di ricerca è semplicemente un "corso per imparare a fare i ricercatori". Sì, perché per fare il ricercatore - nonostante quello che la gente pensi - non bisogna essere dei geni. Il cliché dello scienziato genio pazzoide è quasi sempre falso. Il mestiere di ricercatore è un mestiere come tanti altri, che va imparato. E a questo serve il dottorato di ricerca.

E quando uno impara a fare questo mestiere, impara anche a guarire dalla sindrome del piccolo scienziato. Ossia quella tentazione di fare "la scoperta". Capita spesso di vedere fenomeni strani, e il piccolo scienziato immediatamente spera di aver fatto "la scoperta". Poi però, il più delle volte, indagando a fondo, si scopre che era solo un'illusione.
Il problema è che chi ha la sindrome del piccolo scienziato in erba tende a cercare solo conferme e non smentite. Tiene i record solo degli esperimenti positivi, e fa finta di non vedere quelli negativi. E lo fa perché la speranza di fare la scoperta è talmente forte che fuorvia la sua ricerca.
Attenzione, non sto parlando di malafede, ma di un meccanismo psicologico di autoconvincimento.

Il primo passo che si deve fare per imparare il mestiere di ricercatore, è il guarire dalla sindrome del piccolo scienziato. E guardate che non è facile, perché significa cercare di smentire da soli le proprie tesi, per vedere se sono robuste. Significa autosmentirsi, e significa andare incontro a tante delusioni. Significa che prima di annunciare una scoperta devi provare e riprovare ed essere assolutamente sicuro di quello che stai dicendo. E questo chiede tempo, e umiltà, oltre che delusioni.
Eppure è questa la strada per fare ricerca, e per diventare persone autorevoli e non gioppini.

Chi è fuori dalla ricerca scientifica purtroppo queste cose non le capisce e pensa che uno si posso svegliare la mattina e improvvisarsi ricercatore. E no, non  così.
Il risultaro è che si creano falsi miti, complotti della scienza ufficiale che ottusamente non accetta chi intacca il loro tempio dorato.

Il caso di Giuliani, quello delle previsioni del sisma è emblematico della deriva italiana in tal senso. Basta fare un po' di ricerche e si scopre che questo Giuliani soffre in pieno della sindrome del piccolo scienziato. E' un signore, che molto probabilmente in buona fede, crede di poter prevedere i terremoti con 6-24 ore di anticipo in un raggio di 100 km. Ha presentato i suoi lavori a diversi accedemici che però non li hanno considerati soddisfacenti.
Lo scienziato vero si interroga, cerca di capire se davvero quello che ha scoperto è vero oppure si è abbagliato con la speranza di fare la scoperta.
Colui che è invece affetto dalla sindrome del piccolo scienziato fa i capricci come un bambino e dice che ce l'hanno tutti con lui. E si inventa i complotti.

Ad affaritaliani.it ha dichiarato:

E' stato proditoriamente architettato perché io potessi essere messo a tacere, addirittura con un avviso di garanzia.

In questo altro video invece dichiara:

questi scienziati canonici, questi scienziati che, no?, possono prevedere tutto e dire che i terremoti non potranno mai essere previsti. Loro lo sapevano. Che i terremoti invece possono essere previsti

Piena sindrome di complottismo.  Lo scienziato serio non si comporta così. Non presenta solo i risultati di quando osserva il radon e poi il terremoto. Presenta tutti i dati, anche quelli scomodi.

Presenti i dati anche di quando prevedi un terremoto e fai sgombrare una città e poi non arriva solo una piccola scossa. Perché il problema è quello, le misure di Giuliani ti dicono che sta per arrivare un terremoto, ma se l'energia si sprigionerà tutta insieme creando un disastro oppure si scaricherà a poco a poco, questo non te lo sa dire. Ea questo livello ci erano già arrivati tanti altri. 

Giuliani gioca a fare l'astrologo, quelli che il primo Gennaio vengono a fare le previsioni per il nuovo anno e prevedono tanti eventi. Poi alla fine dell'anno arrivano baldanzosi a dire che avevano azzeccato il tal evento (l'elezione di Obama, la vittoria della nazionale ai mondiali...). Peccato però che se vai a vedere tutte le previsioni, ti accorgi che tante sono state sbagliate, e le azzeccate sono state indovinate per puro caso.

Ecco, se tu vivi in una zona sismica e prevedi un terremoto ogni 15 giorni, è ovvio che prima o poi ci azzecchi. Però non puoi venirmi il giorno dopo a fare il baldanzoso da Bruno Vespa a dire che tu l'avevi previsto. Perché se vuoi essere onesto devi anche presentare i dati di quando hai fatto cilecca.

Fai un bel grafico: sull'asse X la magnitudo che prevedi, e sull'asse Y la magnitudo che effettivamente si verifica. Quandi fai una previsione, mi dici qual è l'intervallo di tempo in cui si verificherà il sisma (dalle ore... alle ore...) e il raggio di azione. E poi vai a prendere la magnitudo maggiore che si verifica in quel periodo/area. 
Se esce una linea allora c'è correlazione, altrimenti nisba.
Io questo grafico non l'ho visto fare a Giuliani.

Un risultato del genere te lo pubblicano su Nature il giorno dopo. Impact factor 200.

Ma se davvero volete credere ai complotti, e agli scienziati cattivoni che snobbano l'outsider, pensate che Giuliani poteva aprire un sito/blog, e mettere in bella evidenza quel grafico.

Ma no, è più facile credere ai complotti. L'uomo fa fatica a comprendere perché debbano succedere tali tragedie, e necessita una motivazione complottista per scaricare la colpa su qualcuno. E allora, vai con gli attacchi alla scienza ufficiale.

Disgustato, semplicemente disgustato.
Su FB trovo tali e tanti attacchi alla scienza, da gente che nemmeno sa cos'è la scienza.
Trovo un giornalista italiano che sul suo blog scrive:

E' un giorno tristissimo. Doppiamente triste.
Perché quelle persone potevano essere salvate. E invece...
E invece il solito atteggiamento saccente, presuntuoso e ceco di certi nostri "scienziati" ha spezzato le vite di questi innocenti.

Si tratta di Maurizio Decollanz. Un personaggio che benché sia giornalista professionista dal 07-09-1999 non ha ancora imparato le basi della sua lingua (o forse intendeva dire che gli scienziati hanno un atteggiamento Boemo?).

Uno che la scienza, quella che gli consente di avere un PC, di volare con un aereo, di avere degli antibiotici, o un frigorifero, non sa nemmeno dove sta di casa. Uno che ha già dimostrato di fare trasmissioni allucinanti come quella sul complotto inesistente delle scie chimiche.

Sono preoccupato, perché su FB continuo a trovare gente che spara contro la scienza, senza sapere cos'è, ed inneggia a Giuliani senza accorgersi che ha la sindrome del piccolo scienziato.

Dove andremo a finire se la gente crede a questi complotti? Dove andremo a finire se la gente dà la colpa agli scienziati, credendo a certe scemenze?

No, il clima che si sta creando non mi piace per niente...

Corsa mattutina

Ovvero di quella sera che arriva a casa stanco e dici "corro domani mattina".

Bella corsa questa mattina, dovrei farlo più spesso: correre con la luce e la calma mette di buon umore. Sono partito senza particolari ambizioni. Ho farro 12,65 km, alla media di 5.39, in progressivo aumento.

Solo tre km in meno del disastro di sabato. Ma fatti più veloci e con piacere; ne deduco che:

- quando parto per il lungo, l'idea di fare tanti km mi ammazza psicologicamente.

- mai stare sopra i 6 min/km. Ho la conferma, se parto piano poi ingolfo il motore che si spegne. Devo osare e partire sui 5.55-5.50 per i primi due km e poi accelerare un po'.

Ora devo iniziare a pensare alla strategia per la maratona....

giovedì 9 aprile 2009

quando si parla più velocemente di quanto si pensa

Stavo andando a Kobylisy questo pomeriggio, al centro salesiano. Messa in coena domini, giovedì santo (che chissà come mai qua si dice giovedì verde). In metrò mi è caduto l'occhio sul giornale che stava leggendo una signora.

Ma la storia parte prima. Parte da quando ho chiamato la redazione del Giornale, e finalmente sono riuscito a parlare con Adalberto Signore, l'autore del famoso articolo di cui sotto.
Devo ammettere che è stato gentile, visto che si è trattenuto al telefono più di mezz'ora (Dio salvi Skype). Be', gli ho chiesto perché mi aveva accusato di essere "dietro le quinte" dello striscione.

E mi è caduto dal pero. Dice di non aver scritto niente di tutto ciò.
Oh bella, ho qui l'articolo sotto mano, il buon Leoni mi ha mandato la copia via email! 
Allora va a prendere l'edizione del Giornale e trova l'articolo, così iniziano una serie di precisazioni.

Il titolo non l'ha messo lui: è vero, il giornalista scrive il pezzo, e poi i titoli li mettono in redazione. E' un metodo che segue esigenze pratiche. Nell'edizione stampata il titolo deve "entrarci nelle colonne", e risulta più facile metterlo quando si ha idea dell'impostazione della pagina. E poi, in una pagina con articoli dello stesso argomento di devono evitare titoli simili.

Dice che la sua intenzione non era quella di accusarmi di essere dietro le quinte, e che effettivamente l'articolo con quel titolo potrebbe essere fuorviante. Ma purtroppo questo è l'effetto che ha chi legge (e che mi scrive per chiedermi se vado a sfasciare le vetrine di McDonald o correre la maratona di Leningrado).

Pazienza, quid pro quo in redazione.

In merito al virgolettato mi dice che si ricorda che io l'abbia detto. Ora, a meno che non abbia la demenza senile a 29 anni, posso dire di non averlo detto. Ne abbiamo parlato, ed in effetti il problema è comune nel giornalismo italiano: si citano le frasi virgolettate, anche senza essere precisi, basta che il senso sia quello. Il problema è che quando il senso viene frainteso, poi la frase viene riscritta in un modo che non corrisponde al pensiero originale. Dice che la stessa impressione l'ha avuta un collega di un'altra testata.

Ma soprattutto dice che non era sua intenzione fare un articolo pesante. Che se voleva poteva partire dall'articolo del mio blog in cui parteggiavo per lo studente anti-Cav, col discorso di partigianeria perché dico di favorirlo all'esame. E' vero, l'articolo poteva essere più pesante.
Che c'è andato soft.

La chiusa, quella che lui reputa importante, riporta il punto dell'articolo: perché io stavo al centro congressi a fare da ufficio stampa ai due ragazzi? Gli ho spiegato che non c'era nulla di intenzionale, e che è nato tutto per caso. Sembra che mi creda.
Mi ha riferito di avermi cercato alla confernza di Mr. B. (mentre io stavo alla conferenza di Barroso). Amen.

Una serie di fraintendimenti, da questa parte per il fatto che l'articolo, con quel titolo!, assumeva un tono assolutamente fuorviante che l'autore del pezzo non voleva dare.
E dall'altra parte, per non aver capito che io il numero di telefono di Giampiero l'ho dato ai giornalisti solo per fare una cortesia (perché io penso che nella vita ci si debba comportare così, aiutandosi a vicenda, almeno così mi hanno insegnato i miei genitori), perché pensavo di fare un favore a delle persone che lavorano, senza alcuna malizia di tipo politico (l'ho già detto, alcuni giornalisti hanno trovato i ragazzi con Facebook: se anche io non ci fossi stato, non sarebbe cambiato niente).

E la storia finisce qua, con un chiarimento da entrambe le parti. 
Rimangono però alcune riflessioni da fare.

Mi sembrava che Signore non credesse molto al fatto che abbia dato il numero di telefono per fare una cortesia (dice, che al massimo lo do al collega amico). E questo mi fa pensare. Sembra che non si creda più che qualcuno possa fare piaceri gratuitamente.
Una sera suonavo con un amico sul Ponte Carlo, e un altro musicista di strada (quindi teoreticamente un concorrente) mi consigliò di spostarmi da quella zona, altrimenti quelli che abitavano vicino, chiamavano la Polizia (probabilmente ci era andato di mezzo anche lui prima). Non mi conosceva, era un mio "concorrente" eppure mi ha fatto questa cortesia. Sono ingenuo io a considerare queste cose normali?

La fretta: se Signore avesse avuto qualche ora in più di tempo, non trovandomi alla conferenza stampa di Mr. B., mi avrebbe chiamato o mandato un'email, per dirci le cose che ci siamo detti oggi. Ma putroppo lo so che i giornali si fanno alla svelta, e pubblicare il giorno dopo non si può fare. Però, ecco, sarebbe bello che la nostra fame di notizie veloci calasse. Sarebbe bello se noi lettori non chiedessimo troppa rapidità nell'informazione. Se meno velocità significa più precisione e più controlli, ben venga.

E poi capito sulla metro, e vedo quella pagina di giornale. A L'Aquila sono morti due ragazzi cechi, che erano in viaggio premio in Abruzzo. Un ragazzo e una ragazza, di Pardubice, entrambi di 17 anni. Di quei ragazzi cechi che quando gli dici "italia" allargano gli occhi e che sognano le bellezze di questo paese. Chissà come erano partiti felici, per chi a 17 è abituato a considerare la gita a Praga come importante, la gita in Italia era epica. Oggi la bandiera nera sventola davanti al loro istituto tecnico di Pardubice. 

E poi ti trovi, nella metà inferiore della pagina, la gaffe di Mr.B. che invita gli sfollati a prendere questa esperienza come un camping da fine settimana.
E la frase con cui inizia il breve articolo dice tutto: (traduco) "Il premier italiano Silvio Berlusconi parla più veloce di quanto non pensi".

No, non è tristezza la mia, ma rabbia. Perché se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sul fatto che abbia fatto bene o male a dare il numero di telefono di Giampiero ai giornalisti, se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sul fatto che abbia fatto bene o male a "benedire" il loro striscione, be' pensate ai problemi molto più seri che sono alla base di queste polemiche: ogni giorno che passa Mr. B. si dimostra semplicemente inadatto alla carica istituzionale che ricopre.

martedì 7 aprile 2009

Amici di Beppe Grillo alla larga...

Ho deciso: chi mi salta fuori a citare Beppe Grillo, a sostenerlo, a linkare i suoi articoli come se fossero vangelo etc. verrà depennato dai contatti del sottoscritto.

E ciò con decorrenza immediata.

Grillo non mi è mai stato simpatico, di stupidaggini ne ha sempre dette tante. Da quelle tecniche (come i cellulari cuoci uova, o la biowashball), a quelle finanziarie (il signoraggio, santo cielo!) per arrivare a quelle politiche (come la storia del parlamento illegale perché nominato: a Grillo, studiati il mattarellum).
Ma oggi ha toccato il fondo. E' stato capace di polemizzare sul terremoto Abruzzese. Ha scritto sul suo blog

"Bertolaso che denuncia questo scienziato per procurato allarme, adesso bisognerebbe denunciare lui per procurato omicidio."

Beppe Grillo, vergognati. Ma soprattutto informati. Giuliani non ha previsto un bel niente. Giuliani è un elettricista che a tempo perso gioca alle previsioni del sisma. Altro che scienziato. Come mi girano le palle quando le parole vengono usate a cazzo.

Ovvio, anche un non titolato può fare una scoperta, ma deve provarmi che funziona. Il Giuliani ha dato ampia dimostrazione di non avere la più pallida idea di impostazione scientifica. Non ha un'impostazione scientifica. Che le fughe di radon fossero un indicatore di terremoto in arriva mica l'ha scoperto lui, sono decenni che si cerca di studiare questo fenomeno per poter prevedere terremoti. Ma purtroppo non c'è verso. Delle volte si osserva il radon e non il terremoto o viceversa. Fintanto che non ci sarà una chiara correlazione tra le due cose, le misure di radon sono inutili. E' la scienza, bellezza.

E infatti il Giuliani una settimana fa aveva fatto sgombrare Sulmona annunciando la catastrofe. Che non c'è stata. Certo, che se io annuncio un terremoto alla settimana in una zona sismica, prima o poi ci azzecco.

Ma poi, scusate, se davvero funzionasse, pensate che i Giapponesi non avrebbero coperto d'oro questo signore?

Chi crede a questo venditore di fumo è solo uno stolto. Il fatto che Grillo l'abbia sostenuto (ma già riempiendo le frasi di "non so..." giusto per pararsi il culo per quando sarà evidente la non credibilità del tizio) dà la misura della sua statura morale.

Ecco, chi sostiene Beppe Grillo, e si beve le sue panzane, compresa quest'ultima è dichiaratamente un imbecille, e non ha diritto ad avere il sottoscritto come contatto.

Uomo avvisato

Il carissimo Adalberto

Non capita tutti i giorni di incontrare uno che si chiama Adalberto. Se state in italia.

Se invece state in Repubblica Ceca vi capiterà tutti i giorni. Oddio, non che ve accorgerete, perché qui Adalberto si dice Vojtěch, ed è uno dei nomi più diffusi in Bohemia.

Poi capita che uno incontra un Adalberto, italiano. E lo incontra a Praga. Be', uno se lo ricorda, perché non è mica come incontrare un Mario, o un Giovanni.

E sì, me lo ricordo, quell'Adalberto. Adalberto Signore, incontrato nel corridoio del centro stampa al summit USA-EU a Praga. Ci siamo incontrati proprio nel corridoio, mentre io mangiavo un ottimo tramezzino al salmone (mamma mia quanto erano buoni).

Non ricordo la faccia, ma il nome - quell'insolito "Adalberto" - quello sì.

E sapete chi era: il giornalista che ha scritto quel meraviglio articolo di cui sotto, in cui mi accusava di stare dietro le quinte dello striscione anti-cav.

Se all'inizio l'articolo è uscito firmato "di Redazione", dopo qualche ora hanno scritto il nome dell'autore: il carissimo Adalberto Signore.

E allora ho cercato di chiamarlo. Ieri "era in viaggio" di ritorno da Praga, mi hanno risposto in redazione  romana. Aho, Roma-Praga è un'ora e mezza di aereo, mica deve fare il giro del mondo.

Oggi era in Abruzzo, mi dicono. Devo chiamare dopo domani.

A me viene la tentazione di fare il complottista. Se pensassi come il carissimo Adalberto, inizierei a dire che si vuole negare, che non mi vuole rispondere, che ha paura di affrontarmi, che continua a cercare scuse. Che il numero di cellulare non me lo danno proprio perché sta scappando da me (forza, carissimo Adalberto, ho lavorato con persone molto più famose e importanti di te, e il cellulare me l'hanno dato tutti senza problemi).

Ma no, io i complotti non li vado a pensare.
Solo che non posso continuare a telefonare in redazione tutti i giorni. Allora facciamo così. Carissimo Adalberto, quando ti sarai liberato da tutti i tuoi impegni e vorrai dedicarmi dieci minuti fammi un fischio. Dai, tanto lo so che stai leggendo. Il mio numero di telefono lo conosci, o comunque lo trovi facilmente (sembra che sei bravo a googlarmi).

Carissimo Adalberto, se sei un uomo, tira fuori gli attributi, chiamami e poi parliamo di quell'articolo.

lunedì 6 aprile 2009

Lezione di Giornalismo: per gli inviati de "Il Giornale"

Uno pensa che un giornalista, uno di quelli con la tesserina in tasca, abbia studiato. Che conosca la deontologia. Invece va a finire che non è proprio così.

Mi è stato segnalato questo articolo apparso sulla versione on line de "Il Giornale".

Allora, da dove comincio? No, perché le scorrettezze in questo pezzo sono tante.

Vengo accusato di essere dietro le quinte di quello striscione. CAZZATA!

Lo ammetto, mi sarebbe piaciuto, ma putroppo l'idea non è stata mia. I fatti sono andati così. Alle 4 e mezza arrivo a Hradcanske namesti e aspetto fino alle 7 l'apertura dei cancelli. Riesco a piazzarmi in prima fila e ad ascoltare il discorso di Obama. Finito il discorso, mi avvio verso l'uscita per incontrare la mia amica Katerina che era in un'altra parte della piazza. E mentro esco, incontro Giampiero che mi saluta. Dallo zaino estrae lo striscione e me lo fa vedere orgoglioso! Era 4 metri dietro di me e non ci siamo nemmeno visti. Io lo striscione non l'ho nemmeno visto durante il discorso.  Giampiero mi dice che non sa nemmeno se l'hanno inquadrato perché l'hanno esposto per pochissimo. E la cosa sembra proprio che finisca lì. Nessuno avrebbe immaginato cosa sarebbe successo di lì a poche ore.

Niente, commentiamo le parole di Obama, ci salutiamo e ognuno va per la sua strada. Io vado a Dejvicka con la mia amica e prendo la metro per Vysehrad, dove c'è il centro congressi. Arrivo in sala stampa e su internet vedo che qualcuno ha fotografato lo striscione, ed era su ANSA!!! Allora cerco di contattare Giampiero, ma mi accorgo che ho solo la sua email, il numero di telefono ce l'ho in ufficio. Vabbe', gli scrivo un email dicendogli di farmi un fischio e vado a cercare i giornalisti di ANSA, per dire loro che conoscevo l'autore dello striscione (solo uno, l'altro non lo conoscevo).

Do l'email ai giornalisti che mi chiedono il numero di telefono (dicono che devono contattarlo alla svelta... essendo un'agenzia). Ma io il telefono non ce l'ho! Vi sembra plausibile che se la cosa l'ho organizzata io, non avessi il numero di telefono di Giampiero?

Allora chiamo un amico e gli chiedo di quardare tra le mie carte se trova il numero. Bingo!
Chiamo Giampiero e gli chiedo se posso diffondere il suo numero. Dice di sì, e allora lo do a un giornalista che poi lo diffonde ai colleghi.

Tutto qua. Poi dopo la conferenza stampa di Barroso e Topolanek torno in sala stampa e vedo che tutti i giornali li hanno contattati. Un casino della madonna. Allora lo chiamo e gli chiedo se andiamo a farci una birra insieme  per fare un jingle per Mente Locale.

Ecco, perché il giornalista del Giornale si domanda cosa ci facessi io, che conoscevo un autore dello striscione in sala stampa. Si inventa che ci sia io dietro le quinte.

Caro giornalista, la prossima volta questa domanda me la faccia direttamente. Sono stato in sala stampa fino alle 14.45. Poteva venire da me a chiedermelo.

Le avrei spiegato che ero accreditato perché volevo fare dei jingle per Mente Locale, la mitica trasmissione di Radio Popolare, con dei personaggi famosi. Tutto qui. Era questo lo scopo della mia presenza in sala stampa. Se era presente all'ecofin, si ricorderà che alla fine delle dichiarazioni di tremonti ho chiesto "Mister Tremonti, un saluto per Mente Locale!".

Non ho fatto da ufficio stampa a nessuno. Il caso, il puro caso, ha voluto che conoscessi uno dei due autori dello striscione, e trovandomi in sala stampa per un altro motivo ho diffuso - con permesso - il loro numero. 

Se invece di fare un articolo degno del miglior complottismo undicisettembrino, mi avrebbe chiesto più informazioni, la cosa si sarebbe sgonfiata subito.
Oh, certo ma lei non avrebbe fatto il pezzo. Chissà come si rodeva il fegato ieri pomeriggio quando tutti i cronisti cercavano questi due ragazzi e lei doveva trovare un modo per controbattere. E si è inventato questa bufala.
Caro giornalista, torni a scuola. Questa non è deontologia. Le bufale non si scrivono sui giornali e nemmeno si inventano.

E le dirò un'altra cosa: le virgolette si usano solo per le citazioni letterali. Questa sua frase: 

 «E volevo raccontarvi la storia dello striscione Sorry 4 Berlusconi che abbiamo esposto» 

io non l'ho mai detta. Io quello striscione non l'ho esposto. Come già spiegato l'ho visto per la prima volta alla fine del discorso, uscendo dalla piazza. C'era anche un ragazzo di Bergamo che mi ha visto dalle 7 di mattina fino alla fine del discorso fermo alle transenne! 

Caro giornalista, torni a scuola di giornalismo e impari la correttezza di questo mestiere. Non si mettono in bocca alle persone, frasi mai dette

Poi ovvio, bisogna riempire i moduli e quindi si inventano altre frasi senza senso come:

Racconta di essere un ricercatore italiano che insegna a Praga (di cui parla a lungo nel suo blog) e spiega che i due studenti, Gianpiero Surato e Antonio Tirri, sono due suoi allievi all’Erasmus.

1) ma quando mai "parlo a lungo" in questo blog di cosa faccio a Praga? al massimo il topic più comune è la corsa non l'insegnamento o la ricerca (caro giornalista, mi cita dove parlo "a lungo" di ciò?)

2) solo Giampiero è mio studente. Antonio l'ho conosciuto ieri. Anche questo l'ho detto chiaramente in sala stampa.

Ecco, caro Giornalista. Ha sparato un mucchio di scorrettezze in quell'articolo. Sarebbe bello se rettificasse. E sarebbe bello se iniziasse a comportarsi da giornalista. E da uomo.

P.S.: Se magari Mr. B. si comportasse a dovere, tutta questa storia, dallo striscione in poi non sarebbe mai successa.

domenica 5 aprile 2009

Obama, sorry 4 Berlusconi



Avete presente questo striscione? "Obama sorry 4 Berlusconi". Se me l'avesse scritto in una relazione, quel "4" al posto di "for" gli avrei spezzato le ditine, stek stek.
Ma - quel delinquente del mio studente - l'ha scritto sullo striscione che ha avuto il merito di far capire a Mr. B. che sta collezionando un po' troppe figure di merda in questo periodo, dall'abbronzato in poi.

Uno striscione che - grazie a questa foto Reuters - ha fatto il giro dei giornali, stando bellamente in prima pagina di testate nazionali, per ore. Un casino della madonna, complice il fatto che ho dato il numero di telefono del fottuto genio di questo striscione ai giornalisti in sala stampa. Dalle due di sto pomeriggio, il suo telefono continua a squillare, i giornali più disparati commentano la notizia (dalla Repubblica, al corriere del Giambellino). 

Sono felice, perché qualcuno - ne sono certo - lo riferirà a Mr. B.

Che s'incazzerà: due ragazzi con un lenzuolo al punto giusto e momento giusto sono andati in prima pagina a dire quello che gli si doveva dire, e tutti i giornali hanno pubblicato. Temo che Mr. B non capirà che è ora di finirla. Purtroppo.

Ma questi due ragazzi l'impresa l'hanno fatta: per mille volte che Mr. B. ci fa fare figure di merda nel mondo... una volta tanto LA FIGURA DI MERDA L'HA FATTA LUI.

Ah, ovviamente lo studente in questione si è già guadagnato una fortissima probabilità di essere promosso all'esame (l'interessato salti queste righe e continui a studiare altrimenti, stek stek braccine).

A domani per il racconto del lunghissimo giorno di Obama a Praga



giovedì 2 aprile 2009

Che cazzo c'avranno poi da ridere...

Azzardo qualche ipotesi:

- Silvio ha fatto una puzza 

- Silvio ha fatto una puzza e ha sfidato gli altri a chi la fa più rumorosa

- Silvio si è messo a cantare "menomale che baracco c'è"

- Silvio ha raccontato la barzelletta "un funghetto trallalà"

- Silvio ha pestato i piedi a Medvedev per salire più in alto e non sembrare un nano vicino a Obama

- Silvio ha promesso un giretto su una ministra ai due amici di merende

Comunque sia, sappiamo da dove parte la stupidera...

La Germania, la primavera, la corsa e la tastiera

Eccomi, tornato a Praga dopo due giorni e mezzo passati a Wetlzar, Tedeschia.
Convegno interessante, una volta tanto. Solo il tono della voce di alcuni oratori mi ha talvolta indotto a dormire (sì, sono arrivato a chiudere glli occhi). Per il resto devo dire che alcune presentazioni erano davvero interessanti.

Viaggio di ritorno un po' avventuroso, per via di quel disgraziato del mio collega che guidava (e prestava la macchina): poco dopo il confine ceco la macchina si è allegramente fermata... era finita la benzina. Scena da film con il guidatore che implora "dai, dai.. ancora 100 metri". No, si è fermata. Per fortuna dopo cento metri c'era davvero un distributore.

Oggi a Praga è arrivata la primavera. Non è solo la temperatura, ma anche l'odore. Sì, l'odore di primavera, quell'atmosfera che ti fa venire voglia di stare fuori.
Anche per questo sono andato senza remore ad allenarmi a Hvezda: avevano tagliato l'erba e l'odore di primavera si sentiva ancora di più.

10 km e mezzo, i primi 8.5 lento (6.20), per scaricare i postumi rimasti dalla mezza col primato, poi 1.5 km a 5.35 e l'ultimo mezzo km a 5.00. Buon allenamento.

Domenica, se tutto va bene, si prova il lungo di 30 km in vista di Stoccolma.

Ah, dimenticavo: stamattina mi è arrivata la nuova tastiera che ho comprato su Ebay per il mio mitico eee. Cambiata in due secondi: funziona alla grande!!!