giovedì 9 aprile 2009

quando si parla più velocemente di quanto si pensa

Stavo andando a Kobylisy questo pomeriggio, al centro salesiano. Messa in coena domini, giovedì santo (che chissà come mai qua si dice giovedì verde). In metrò mi è caduto l'occhio sul giornale che stava leggendo una signora.

Ma la storia parte prima. Parte da quando ho chiamato la redazione del Giornale, e finalmente sono riuscito a parlare con Adalberto Signore, l'autore del famoso articolo di cui sotto.
Devo ammettere che è stato gentile, visto che si è trattenuto al telefono più di mezz'ora (Dio salvi Skype). Be', gli ho chiesto perché mi aveva accusato di essere "dietro le quinte" dello striscione.

E mi è caduto dal pero. Dice di non aver scritto niente di tutto ciò.
Oh bella, ho qui l'articolo sotto mano, il buon Leoni mi ha mandato la copia via email! 
Allora va a prendere l'edizione del Giornale e trova l'articolo, così iniziano una serie di precisazioni.

Il titolo non l'ha messo lui: è vero, il giornalista scrive il pezzo, e poi i titoli li mettono in redazione. E' un metodo che segue esigenze pratiche. Nell'edizione stampata il titolo deve "entrarci nelle colonne", e risulta più facile metterlo quando si ha idea dell'impostazione della pagina. E poi, in una pagina con articoli dello stesso argomento di devono evitare titoli simili.

Dice che la sua intenzione non era quella di accusarmi di essere dietro le quinte, e che effettivamente l'articolo con quel titolo potrebbe essere fuorviante. Ma purtroppo questo è l'effetto che ha chi legge (e che mi scrive per chiedermi se vado a sfasciare le vetrine di McDonald o correre la maratona di Leningrado).

Pazienza, quid pro quo in redazione.

In merito al virgolettato mi dice che si ricorda che io l'abbia detto. Ora, a meno che non abbia la demenza senile a 29 anni, posso dire di non averlo detto. Ne abbiamo parlato, ed in effetti il problema è comune nel giornalismo italiano: si citano le frasi virgolettate, anche senza essere precisi, basta che il senso sia quello. Il problema è che quando il senso viene frainteso, poi la frase viene riscritta in un modo che non corrisponde al pensiero originale. Dice che la stessa impressione l'ha avuta un collega di un'altra testata.

Ma soprattutto dice che non era sua intenzione fare un articolo pesante. Che se voleva poteva partire dall'articolo del mio blog in cui parteggiavo per lo studente anti-Cav, col discorso di partigianeria perché dico di favorirlo all'esame. E' vero, l'articolo poteva essere più pesante.
Che c'è andato soft.

La chiusa, quella che lui reputa importante, riporta il punto dell'articolo: perché io stavo al centro congressi a fare da ufficio stampa ai due ragazzi? Gli ho spiegato che non c'era nulla di intenzionale, e che è nato tutto per caso. Sembra che mi creda.
Mi ha riferito di avermi cercato alla confernza di Mr. B. (mentre io stavo alla conferenza di Barroso). Amen.

Una serie di fraintendimenti, da questa parte per il fatto che l'articolo, con quel titolo!, assumeva un tono assolutamente fuorviante che l'autore del pezzo non voleva dare.
E dall'altra parte, per non aver capito che io il numero di telefono di Giampiero l'ho dato ai giornalisti solo per fare una cortesia (perché io penso che nella vita ci si debba comportare così, aiutandosi a vicenda, almeno così mi hanno insegnato i miei genitori), perché pensavo di fare un favore a delle persone che lavorano, senza alcuna malizia di tipo politico (l'ho già detto, alcuni giornalisti hanno trovato i ragazzi con Facebook: se anche io non ci fossi stato, non sarebbe cambiato niente).

E la storia finisce qua, con un chiarimento da entrambe le parti. 
Rimangono però alcune riflessioni da fare.

Mi sembrava che Signore non credesse molto al fatto che abbia dato il numero di telefono per fare una cortesia (dice, che al massimo lo do al collega amico). E questo mi fa pensare. Sembra che non si creda più che qualcuno possa fare piaceri gratuitamente.
Una sera suonavo con un amico sul Ponte Carlo, e un altro musicista di strada (quindi teoreticamente un concorrente) mi consigliò di spostarmi da quella zona, altrimenti quelli che abitavano vicino, chiamavano la Polizia (probabilmente ci era andato di mezzo anche lui prima). Non mi conosceva, era un mio "concorrente" eppure mi ha fatto questa cortesia. Sono ingenuo io a considerare queste cose normali?

La fretta: se Signore avesse avuto qualche ora in più di tempo, non trovandomi alla conferenza stampa di Mr. B., mi avrebbe chiamato o mandato un'email, per dirci le cose che ci siamo detti oggi. Ma putroppo lo so che i giornali si fanno alla svelta, e pubblicare il giorno dopo non si può fare. Però, ecco, sarebbe bello che la nostra fame di notizie veloci calasse. Sarebbe bello se noi lettori non chiedessimo troppa rapidità nell'informazione. Se meno velocità significa più precisione e più controlli, ben venga.

E poi capito sulla metro, e vedo quella pagina di giornale. A L'Aquila sono morti due ragazzi cechi, che erano in viaggio premio in Abruzzo. Un ragazzo e una ragazza, di Pardubice, entrambi di 17 anni. Di quei ragazzi cechi che quando gli dici "italia" allargano gli occhi e che sognano le bellezze di questo paese. Chissà come erano partiti felici, per chi a 17 è abituato a considerare la gita a Praga come importante, la gita in Italia era epica. Oggi la bandiera nera sventola davanti al loro istituto tecnico di Pardubice. 

E poi ti trovi, nella metà inferiore della pagina, la gaffe di Mr.B. che invita gli sfollati a prendere questa esperienza come un camping da fine settimana.
E la frase con cui inizia il breve articolo dice tutto: (traduco) "Il premier italiano Silvio Berlusconi parla più veloce di quanto non pensi".

No, non è tristezza la mia, ma rabbia. Perché se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sul fatto che abbia fatto bene o male a dare il numero di telefono di Giampiero ai giornalisti, se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sul fatto che abbia fatto bene o male a "benedire" il loro striscione, be' pensate ai problemi molto più seri che sono alla base di queste polemiche: ogni giorno che passa Mr. B. si dimostra semplicemente inadatto alla carica istituzionale che ricopre.

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