domenica 31 maggio 2009

Repubblica e Monarchia

"Ma anche lì da voi in Repubblica Ceca c'è il Re, cioè avete la Monarchia?"

Tobia

Stoccolma, il racconto



Qui sotto trovate il racconto della gara in sintesi decalogagica.
Ora invece mi dilungo nella mia nota digirrea, sul racconto di questa gara. Una maratona che non è andata come doveva: 4.53.57.
È andata male perché potevo fare meglio, molto meglio. Due mesi fa ho fatto il mio record personale sulla mezza maratona, con 1.51.30. Stavo quindi in condizioni migliori del 2006, il mio precedente tempo sulla mezza (1.52.15), quando feci un 4.26 sulla maratona.
Mi aspettavo quindi di fare un 4.30, che poteva starci, considerando che ho chiuso la prima metà della gara a 2.11. E invece sono crollato con un sacco di patate e ho chiuso in 4.53.57: ancora una volta sono riuscito a evitare l'onta delle 5 ore, ma qui c'è qualcosa che non va.

Sì, perché al di là dei minuti e dei secondi, sono i dolori provati che mi fanno dire che questa è stata una pessima gara. Nemmeno a Berlino, ero stato così male. Sono arrivato, verso i 36 km, a fermarmi, togliermi le scarpe per far rilassare il piede (no, non era colpa delle scarpe, che sono ottime per i miei piedi). Dolori alle gambe, che mi sembravano dure come il marmo: anche camminare mi provocava dolore, anche camminare! Addirittura tensione muscolare che non mi faceva fare le minzioni: avevo lo stimolo ma non usciva niente, da tanto ero teso. Mai successo.

Quindi il tempo è solo un dato. La conduzione tecnica di questa maratona è stata molto peggio. E mi chiedo il perché.
Ci sono dei motivi "colpa mia", e dei motivi "non colpa mia". Iniziamo da questi ultimi. Una temperatura assurda, da 25 a 29 gradi. Ero a disagio ad aspettare - fermo - prima della partenza, figuratevi a correre.
Partenza alle due del pomeriggio, che sfasa tutto con l'alimentazione. Con queste temperature era meglio partire alle sei del mattino.

Un sacco di salite, sia nella parte "di campagna" che in quella cittadina. Salite, sottopassi, e un ponte di 30 metri, da ripetere due volte, con una rampa d'accesso terribile. Il problema è che non riuscivo a recuperare in discesa, perché i muscoli si indurivano e "picchiavano" se cercavo di accelerare in discesa.

Poi ci sono le colpe mie. L'aver prediletto gli allenamenti per accelerare, rispetto alla distanza. Così magari faccio il personale sulla mezza, ma crollo sulla maratona.
La colpa di non aver ancora perso tutti i kg che dovrei perdere.

Penso che sia stato un mix di tutto ciò. Soprattutto penso abbia influito il caldo, perché alla mezza sono arrivato a 2.11 e già stavo un tocco perggio di quando ho fatto il personale, due mesi fa. Quindi al di là della distanza, già qualcosa non andava di suo.
Penso il caldo abbia fatto molto. Non sono molto espero, ma quello che posso dire è che il cuore funzionava a dovere (cardiofrequenzimetro alla mano). Il problema era essenzialmente muscolare. Gambe dure, tutto qui.

E allora traggo le conclusioni. Stop. Ieri pensavo per sempre, perché tutto quel dolore non aveva davvero senso. Ora dico, stop per un po'. Per qualche mese mi metto a dimagrire (nuoto e camminate). Magari corsetta domenicale, per non perdere il ritmo. Poi, persi quie 6-7 kg, mi rimetto sotto e ci riprovo. Magari con una maratona "fredda".

Oggi il morale sta un po' meglio, ma ieri era sotto i piedi. Volevo onestamente ritirarmi, e se non l'ho fatto era perché mi ero dato appuntamento sul traguardo con Niko (il mio amico finlandese), entro le cinque ore (poi putroppo non ci siamo visti comunque, perché è dovuto andare di corsa al porto a prendere la nave di ritorno). Ma alla fine, arrivi sempre al traguardo. Con un ultimo km a 6.04 trascinato da un monzese che mi ha identificato dalla mia maglietta lombarda. Ed è stato bello entrare allo stadio, lo stadio olimpico di Stoccolma. Una costruzione meravigliosa che gronda storia. Entro nel tunnel ed alzo la braccia, arrivo sulla pista e mi sento un campione; giro d'onore sulla pista rossa gridando al cielo, felice come una pasqua. La maratona è anche questo: è bastarda, la maledici fino al 42esimo km. Poi gli ultimi 195 metri, anche se prima bestemmiavi in bulgaro, sei sempre felice. È sempre una festa.

Dieci motivi per non correre la Maratona di Stoccolma

1- Caldo, troppo caldo.
Siamo partiti che c'erano 25 °C, e durante la gara è salita fino a 29 °C. No, non è una temperatura adatta per correre una maratona

2- Poco cibo.
Banane solo due volte sul percorso. E basta.

3- I cetrioli.
Sì, non ti danno niente da mangiare. Ma ti offrono i cetrioli. Durante una maratona?

4- Casino ai rifornimenti
A Berlino, con il doppio di persone, erano molto più veloci.

5- Salite
Tante salitelle, sottopassi e un fottutissimo ponte di 30 metri. Da fare due volte.

6- Percorso stradale duro.
Mai sentito dolore del genere ai piedi.

7- Medaglia senza laccio
Due etti abbondandi di medaglia, che non puoi nemmeno attaccarti al collo perché hanno avuto la pensata di non mettere il laccio, e nemmeno due buchi per potercelo mettere. Appena arrivo a Praga, si va di trapano.

8- troppi finaldesi

Ecco, altre non me ne vengono. Quindi mi fermo a otto, anche se ogni buon decalogo ne vorrebbe almeno dieci (altrimenti che decalogo sarebbe?).

Ma per otto motivi per i quali non fare la maratona di Stoccolma, ve ne do uno per cui invece vale la pena e sputare il sangue per arrivare al traguardo con le proprie gambe:

L'INGRESSO ALLO STADIO OLIMPICO.

Immagina di arrivare in una via, vedere lo stadio che si avvicina, e poi entrarci. Entrarci per il tunnel che passa sotto gli spalti, per poi mettere i tuoi piedi sulla pista di atletica. Quella dove corrono i campioni veri. Fosse stato di notte, con i riflettori accesi, sarebbe stato ancora più magico. Ma anche così, è stato fantastico, con le mani che si alzano al cielo, e festeggiano, nel giro di pista d'onore.

L'antiberlusconismo



Sono in un ostello di Stoccolma. E sento un sardo che cerca di parlare con un greco di Berlusconi. Dico "cerca" di parlare, perché il suo inglese è un tocco peggio perfino del mio ceco.

La cosa che non mi ha fermato dall'intromettermi nel discorso (che lo so, è maleducato), è la bizzarra tesi sostenuta da questo tizio. In italia - dice - si sta costruendo il digitale terrestre per evitare il problema delle frequenze di Rete 4. Quelle frequenze che dovrebbero stare a Europa 7 e che invece vengono occupate abusivamente da Fede. A chi devono andare le frequenze? Come risolvere il problema? Semplice, si smette di usare l'analogico, e si usa il digitale terrestre, dove c'è spazio per tutti. E Mr. B. ha risolto i suoi problemi.
Cioè, IL DVB è un'invenzione di Berlusconi, per salvare Rete 4.

Ho provato a spiegare che il DVB è un'evoluzione tecnologica verso la quale sta migrando tutta l'Europa. Ho provato a spiegare che anche nel mio appartamento di Praga ho un ricevitore digitale e vedo i canali trasmessi col DVB. E che a Praga non c'è Rete 4.

Ma non c'era verso: "a chi giova?", mi ha risposto. Come dire che sì, vabbe', ma se Berlusconi ne trae vantaggio, ci deve essere sotto per forza il suo zampino.

Ecco, sapete che Silvio non mi sta simpatico. Ma questo antiberlusconismo è quasi peggio. Non puoi pensare di combattere Mr. B. se dici cavolate del genere. Perché ti esponi alle legittime critiche, anche di chi sta dalla tua parte. Se vuoi criticare Mr. B., hai tonnellate di materiale e di ragioni che sono incontrovertibili. Usa quelle, e non dare la colpa a Berlusconi perché, che ne so, non ti tira l'uccello.
Non aiuti, anzi.

venerdì 29 maggio 2009

partendo

esperimento di microblogging in diretta dal bus che mi porta all'aereo. Post scritto col cellulare, stancante ma fattibile. Il problema è capire se c.è una interfaccia mobile. Indagherò.

Stoccolma

Stoccolma, Sabato, massima temperatura 19°C,  42% di umidità, e buona visibilità.

Lo dice la BBC, e sinceramente non so nemmeno se queste condizioni sono buone o cattive per correre una maratona. 

Mancano tre ore e vado in aeroporto. Il volo per Stoccolma è pronto!

giovedì 28 maggio 2009

Compliconcepimento


Qualcuno si chiede perché io festeggi il compliconcepimento (bella festa ieri sera!), anziché il compleanno. Anticonformismo? Bastiancontraresimo? Può darsi.

O forse quel pizzico di sana follia, anche se suona meglio chiamarlo attimo di vita poetica.

Ma alla fin dei conti, perché mai dovrei festeggiare delle grida di dolore? Io, preferisco festeggiare delle grida di piacere...

'gnurant!


E come non smentirsi. Anche nella redazione del corrierone l'ignoranza regna sovrana. Mostrano un tizio con la papalina color cremisi, e lo chiamano cardinale. Santo cielo....

tanti auguri a me, tanti auguri a meeeeee!!!!

Oggi è il mio 30° compliconcepimento!!!

Tanti auguri a me stesso. E complimenti a mamma e papà che proprio la sera del 28 Maggio 1979 si sono divertiti e mi hanno fatto.

Well done, guys!

mercoledì 27 maggio 2009

Pier Silvio: i miei valori sono i suoi. E te ne vanti?

Pier Silvio risponde a Franceschini in merito alla sua domanda retorica "Affidereste i vostri figli a Berlusconi?".

Pier Silvio (oltre a non vergognarsi di avere un parde che gli ha dato un tal nome) si risente e afferma a Repubblica:  

"Ma Franceschini come si permette? Forse sbaglio a prendere sul serio una battuta di così pessimo gusto, ma anche alla campagna elettorale c'è un limite. Io, proprio io, sono stato educato da Silvio Berlusconi. E i miei valori sono i suoi. Amore per il lavoro, generosità, tenacia e rispetto per gli altri."

Oh! I VALORI!

Anche quello di ingravidare le fanciulle fuori dal matrimonio. Proprio come papà Silvio, sorella Marina, sorella Barbara... insomma una famiglia tradizionale, fondata sui valori.

Ma attaccati al tram.

giovedì 21 maggio 2009

Se Pattera è scienziato io sono Jessica Rabbit


Oggi vi parlo di una cosa che mi dà molto fastidio: quelli che si spacciano per scienziati.
C'è infatti una lunga categoria di persone che si autodefinisce scienziato, per il solo fatto di avere una laurea in una materia scientifica.
Sembra quasi che quel pezzo di carta sia la patente per farsi chiamare scienziato.
Uno di questi è il signor Pattera: in una trasmissione televisiva trasmessa su una televisione locale (Odeon), è stato definito a più riprese "scienzato", dal conduttore, un certo Decollanz (questo signore qui sotto).



Ad esempio in questo video, al minuto 1:16
http://www.youtube.com/watch?v=SCQt4bcBg6Y

Oppure a quest'altro video, a 00:09
http://www.youtube.com/watch?v=IKLVLrqQOa4

Probabilmente questo Decollanz si sente in diritto di chiamare "scienziato" il sig. Pattera, per il fatto che egli ha una laurea in Biologia.
Ecco, cerchiamo di chiarire la faccenda: una laurea non fa di una persona qualunque uno "scienziato". La laurea è solo un tassello di un percorso molto più complesso che porta una persona ad essere scienziato. Ci sono tanti altri tasselli: talvolta un PhD, ma soprattutto la sperimentazione scientifica. Lo scienziato fa scienza: osserva dei fenomeni, cerca di darne delle spiegazioni, e verifica sperimentalmente la correttezza delle sue teorie. Spesso si verifica la qualità della produzione scientifica, dalle pubblicazioni. Pubblicazioni su giornali scientifici, articoli revisionati da pari, s'intende. Tutto il resto è fuffa.

Ecco, adesso vediamo perché il Sig. Pattera non è uno scienziato.
Innanzitutto lo stesso Pattera corregge un attimo il tiro e dice di essere "uomo di scienza"

in questo video al minuto 00:32
http://www.youtube.com/watch?v=IKLVLrqQOa4

La sostanza cambia poco. In realtà il sig. Pattera è ben lontano anche dal solo approcciare la parola scienza.

Vediamo innanzitutto l'origine della sua laurea, di cui va tanto fiero (si fa addirittura chiamare dottore). Da questa pagina troviamo alcune interessanti informazioni: http://www.tg0.it/doc.php?foglio=2&doc=103

Sembra che il Sig. Pattera sia nato nel 1950 e si sia laureato nel 1990. Da queste informazioni, sembra quindi che si sia laureato alla tenerissima età di quarant'anni. Tutti dedicati alla conquista del pezzo di carta? No, certo, nel frattempo lavorava come Tecnico (tecnico!) nei laboratori dell'ospedale. La laurea era probabilmente un passatempo serale.

Insomma, dacci e riddacci, prima o poi collezioni tutte le firme sul libretto che ti servono per ritirare una laurea.
Che certo, ha un valore legale... ma ha un valore scientifico? Dai, facciamoci una risata sopra... (soprattutto sul fatto che si faccia chiamare dottore... io mi vergognerei di essermi laureato a 40 anni, non lo sbandiererei).

Certo, non che la laurea o un titolo qualifichi da solo lo scienziato. Anche se presa a pieni voti e in tempo record.
Vediamo allora, se il sig. Pattera fa attività di ricerca scientifica. Provo a cercare "Giorgio Pattera" su Google, e quello che ritrovo è una marea di riferimenti a UFO e simili. Niente di scientifico.
Dove lavora? In che gruppo di Ricerca? 
Allora aggiungo parole come "staff", "people" al suo nome, per vedere in quale gruppo di ricerca lavora. Niente, sembra che non abbia nessuna affiliazione.

E va bene, uno può essere ricco sfondato, avere il proprio laboratorio a casa e fare ricerca per i cavoli suoi. Inconsueto, ma non è vietato. Vediamo allora quali sono i risultati della sua ricerca. Perché se - come dice - è uomo di scienza, deve avere della produzione scientifica.
Allora cerco il suo nome in google, con la parola chiave "publications" e "papers". Ci sarà da qualche parte una lista dei suoi articoli, no?
Indovinate: niente. Non c'è modo di trovare la lista delle sue pubblicazioni, per valutare la sua produzione scientifica.

Che dite? Certo, Pattera magari è timido, e non vuole vantarsi dei suoi risultati su internet. E va bene, ma allora come faccio a vedere la lista delle sue pubblicazioni?
Be', c'è Web of Science. Cerco allora su WoS di quali articoli pubblicati su giornali scientifici (revisionati da pari) è autore. Indovinate? Niente.

E allora? Dov'è la produzione scientifica di Pattera? Su cosa basa la auto-definizione di "uomo di scienza"? Sulla laurea a quarant'anni? ROTFL.

Ecco, il Sig. Pattera non ha alcuna credenziale per essere definito né "scienziato", né "uomo di scienza".
Ma non solo, non ha nemmeno idea, di cosa la scienza sia.
Non entro nel merito delle stupidaggini tecniche dette durante quella trasmissione, visto che sarebbe come sparare sulla croce rossa. Vediamo piuttosto il rigore metodologico del sig. Pattera, nel suo approccio con la scienza:


In questo filmato dice, http://www.youtube.com/watch?v=IKLVLrqQOa4, 00:35
"L'uomo di scienza è tanto più grande quanto più è umile. Quindi, quando c'è un fenomeno strano - non dico problema, ma fenomeno strano - se l'uomo di scienza ripete quello che fece Galileo deve andare ad osservarlo, ripetutamente e soprattutto confrontare i dati. Allora io sfido le istituzioni, che continuano a negare questa evidenza a dimostrare il contrario. È vero che dovremmo essere noi a dimostrare queste cose, però a un certo punto, come il boomerang rimbalziamo la sfida: ci diano le spiegazioni per cui cadono questi filamenti che di naturale non hanno nulla".

Partiamo con la frasettina ad effetto sull'umiltà dell'uomo di scienza. Forse l'ha letta da qualche parte ma non l'ha capita. Lo scienziato deve essere umile nel senso che deve essere pronto ad accettare ogni evidenza sperimentale che dimostra il contrario di quello che crede. Significa che in scienza non contano i cognomi, ma gli esperimenti, le misure. Quindi non significa che io mi devo bere tutte le stupidaggini che mi dici. Se sono cose senza senso, e non le supporti da evidenza sperimentali, col cavolo che sono umile. Ti dico di portarmi le prove, oppure di tacere.
Ma la parte interessante arriva dopo. Sembra che per Pattera, basti osservare il fenomeno ripetutamente. No, la ripetizione dell'osservazione è una condizione necessaria ma non sufficiente. Se nel tuo esperimento osservi ripetutamente un fenomeno, ma i dati che raccogli sono falsati da un qualsivoglia errore metodologico, il tuo esperimento non vale niente. Anche se ripetuto mille volte. Osservare una mucca e pensare che sia una capra non fa diventare la mucca una capra. Anche se osservi la mucca mille volte, e pensi che sia una capra mille volte. Anche se raccogli frammenti di corna e gridi "sono frammenti di corna, deve per forza essere una capra" (errore metodologico).
E ancora, rimbalza alle istituzioni il compito di dimostrare l'inesistenza di un fenomeno. A parte che magari le istituzioni hanno cose ben più utili da fare, ma qui si manca di rigore scientifico.
Lo scienziato esegue l'esperimento, lo ripete e fornisce la documentazione adeguata al mondo scientifico per giudicare se i suoi risultati sono corretti. Gli altri scienziati possono provare a ripetere l'esperimento per verificare se è ripetibile, giusto per avere una prova sperimentale indipendente se le affermazioni sono poco verosimili. Ma non capita mai che si scarichi l'onere della prova de fenomeno ad altri. No, Pattera: tu mi documenti scientificamente il fenomeno, e io te lo smonto. Non puoi pretendere che ci faccia lo "smontaggio", se non sei nemmeno capace di produrre la tesi da smontare.  


E qui ancora un'altra perla:
http://www.youtube.com/watch?v=_ZiWrtQasK0, 8:15
Decollanz "Pattera, a chi tocca dare le risposte"
Pattera "Noi nel nostro piccolo, alla fine del 2006, abbiamo racchiuso in una carpetta consistente, corredata anche da un CD pieno di immagini e di analisi, l'abbiamo consegnata per dovere civico a tutte le istituzioni della nostra città: Università, Assessorato all'ambiente, Provinciale, Regionale e comunale, all'ARPA, alle associazioni di volontariato come la Legambiente, WWF etc"

Altro scivolone dell'uomo di scienza. 
Caro il mio Pattera, deve sapere che chi fa scienza, non porta in giro i documenti a Legambiente, o all'assessore del paesello. Se si hanno dei dati, si scrive un articolo e lo si manda ad una conferenza scientifica o meglio ancora ad un giornale scientifico. Dove c'è una revisione di pari che valuta se il contributo ha un rigore metodologico e un fondamento scientifico. Dove i revisori ti criticano, e ti chiedono di aggiungere materiale o di correggere l'articolo se lo ritengono opportuno, prima di pubblicarlo.
È questo il metodo dello scienziato, Sig. Pattera.


In definitiva, il Sig. Pattera viene chiamato "scienziato" e si autodefinisce "uomo di scienza" pur non avendo nessuna qualifica che giustifichi questo appellativo, senza avere produzione scientifica, senza avere alcuna pubblicazione su giornali scientifici, e senza nemmeno conoscere come funziona la scienza e il metodo scientifico.

Consiglio al Sig. Pattera di sciacquarsi la bocca, e di non usare la parola scienza e scienziato, senza prima aver imparato cosa vuole dire.


*Le due foto sono tratte dai video di youtube della tramissione linkata.


Cartelli slovacchi


Chissà cosa direbbero certi benpensanti italiani....

mercoledì 20 maggio 2009

Pizzeria Papi


Capita che uno passeggia per Sacramento (California) e trova la "Pizzeria Papi". Dicono che sia un posto ideale per festeggiare un diciottesimo compleanno.

venerdì 15 maggio 2009

Quando gli immigrati eravamo noi: bufala ?

In rete circola questo testo:

Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.

Dalla relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.

A me puzza tanto di bufala, e vi spiego perché. Innanzitutto gli errori grammaticali fanno insospettire. Ma soprattutto è lo stile che non convince. Sembra che il testo sia creato apposta per creare l'effetto desiderato: il lettore, riga dopo riga, pensa che si stia parlando di zingari, di neri (o qualsiasi altra etnia), e solo alla fine - quando ormai crede di avere capito di chi si parla - gli viene svelato che si sta parlando di italiani, descritti dagli americani un secolo fa.
Così il lettore si sente un merda per quello che ha pensato. Il meccanismo psicologico funziona, ma fa pensare al fatto che il testo sia stato confezionato ad arte con questo scopo, e non che sia un testo originale.

Diverse argomentazioni sembrano messe apposta nel testo per ricalcare le frasi che gli italiani usano con gli stranieri ("Le nostre donne", "Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina"). Delle volte addirittura sembra che descrivano appositamente casi italiani: la frase  "alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro" sembra sia scritta apposta per descrivere il caso Reggiani.

Alcune accuse stonano nei confronti del contesto americano: Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili e ben sappiamo che negli USA non esiste una lingua ufficiale, essendo un paese che è un vero crogiuolo di lingue. 

Ma soprattutto, è verosimile che un testo ufficiale di una istituzione come il Congresso americano, si lasci andare con descrizioni del genere? Anche ammettendo che vogliano esprimere gli stessi concetti, vi sembra normale che scrivano frasi così chiaramente disprezzanti? Piuttosto che dire "molti di loro puzzano", direbbero "queste comunità di immigrati rappresentano un pericolo per l'igiene pubblica a causa di una non adeguata disponibilità di servizi sanitari ed educazione igienica". Il senso è lo stesso, ma da un testo ufficiale del congresso mi aspetterei la seconda frase, non la prima. 

Ho fatto una ricerca in internet, cercando la fonte di questo documento. Nessuna fonte. Non si riesce a capire da dove sia partito questo testo, che tutti si ricopiano di blog in blog. 
Soprattutto non c'è la fonte sul traduttore (perché sia ben chiaro, è probabile che alla base ci sia un fondo di verità - come solito per le bufale - ma la traduzione sia stata talmente libera da aver snaturato il senso del testo originale). 

Ho cercato una fonte in inglese, ma non ho trovato niente (pur cambiando le parole chiave per cercare di indovinare l'originale inglese).

In definitiva, a me puzza tanto di bufala. Vedremo se ci saranno aggiornamenti.

giovedì 14 maggio 2009

Sempre parlando di confini


e sempre da Google, ecco il confine Messico - USA, all'estremo, nell'oceano.

Sembra che il muro di confine entri in acqua. Un paio di metri. 

Mi chiedo: ma un non può fare il bagno sulla spiaggia messicana, e "casualemente" saltare dall'altra parte?

Metri e piedi


No, no è un post sulle camminate, o sulla corsa. Ma un semplice riflessione sull'assurda mania di alcuni paesi di usare misure medioevali come i piedi o i pollici, rendendo la vita complicata alle persone che invece usano il Sistema Internazionale.

Ho trovato su Google Maps, questa chicca. Cliccando su Terrain, si possino vedere le linee che indicano l'altitudine del suolo (interessante, per chi va ai monti!).

Al confine tra Messico e California... si incontrano le due unità, piedi da una parte e metri dall'altra. Quando i confini sono anche metrologici!

Per inciso, non è un collage: le strade si fermano davvero in Messico, e dalla parte americana del confine non c'è niente.

lunedì 11 maggio 2009

C'è scritto sul giornale: allora è vero!!!

Ci sono tante persone che, quando vengono a sapere di una notizia, la considerano vera all 100%, solo perché scritta sul giornale. Anche se la notizia è assurda. Il giornale sembra la conferma, la prova provata che non si tratta di una bufala, ma della verità.

Forse dipende dal fatto che una volta (tanto tempo fa) i giornali erano seri, e ci si poteva fidare. Ora i giornali vendono ai lettori quello che vogliono sentirsi dire, anche se sono stupidaggini e leggende metropolitane.

Talvolta è dura far capire alle persone che il ragionalemento "è sul giornale, quindi è vero", non funziona. Ma forse ho trovato il metodo adatto.

Questo fine settimana ero in California, e sono andato a trovare il mio amico John. Nel suo garage ho trovato delle riviste a dir poco esilaranti. I titoli delle notizie erano di questo tenore "Saddam Hussein adotta un tenero cucciolo di scimmia", "Anatra cacciatrice colpisce un angelo", "Osama Bin laden avvistato col tutù mentre prova il balletto".

Vabbe', sono giornali comici, direte voi. No, John (che è uno psicologo) mi spiegava che raccontano queste storie come se fossero vere (con tanto di fotomontaggi o foto taroccate di angeli abbattuti), e la cosa più assurda è che la gente ci crede! Non a caso la pubblicità che regna su questi giornali è tipica pubblicità per creduloni.

Il giorno dopo ho provato a cercare questo giornale per comprarne una copia. Putroppo non ho trovato esattamente lo stesso giornale, ma uno simile. Non è proprio "fuori dall'ascia" come quello di John, ma vale ugualmente la pena.

Ecco la copertina, che parla da sola:

E qui di seguito gli articoli sui sopravvisuti del Titanic e l'uomo lupo. La lettura è fortemente consigliata (se volete farvi grasse risate).

Il giornale lo custodisco gelosamente. Perché la prossima volta che qualcuno viene a dirmi che "è vero perché è scritto sul giornale", lo prendo dal cassetto e lo sbatto sotto il naso del personaggio di turno. 

Arriverà anche da noi il tempo in cui la gente comprerà questi giornali... credendo veramente a queste notizie inverosimili? Inizio a tremare, soprattutto pensando a tutti quelli che credono a Studio aper o.

Per quelli che pensano che Travaglio sia di sinistra


Sono folte le schiere di ammiratori di Travaglio. Gente che lo esalta come il paladino dell'anti-berlusconismo. Sia ben chiaro, attaccare Mr. B (per le tante boiate che dice e compie) è facile, ed è cosa buona e giusta. Putroppo però tanti di questi Travaglio-boys, hanno fatto di questo giornalista un eroe senza macchia. Non è proprio così.

Ogni tanto anche Travaglio se ne lascia scappare qualcuna di grossa. Frasi, dovrebbero far accapponare la pelle alle schiere che da sinistra (quella extra partitica, autentica...oh!) lo portano in palmo di mano. 

Oggi Travaglio ha commentato le candidature di impresentabili al Parlamento Europeo. Sorvolo sul fatto che Travaglio consideri impresentabile chi ha un'idea politica diversa dalla sua: se uno vuole essere secessionista o estremista cattolico anti islamico, ha diritto di esserlo e di chiedere i voti su ciò. Il fatto che poi certe ideologie non piacciano a Travaglio, non fa dei loro propositori degli impresentabili. La libertà di opinione è - ancora - un diritto costituzionale, non assoggettato alla censura Travagliana.

Quello che in realtà mi ha fatto cadere le braccia è questa frase (grassetto mio):

"Salvini non ha nessuna indagine di nessun genere: lo cito perché c’è un caso di nepotismo; sapete che la Lega Nord ha sempre combattuto il nepotismo (altrui naturalmente!), Salvini è quello che, diventando parlamentare europeo nel 2004, pensò bene di scegliere di portarsi come portaborse - lì lo chiamato l’assistente accreditato - il fratello di Bossi, Renzo Bossi, che aveva come curriculum europeo il fatto di gestire uno splendido negozio di autoricambi a Fagnano Olona, proprio il curriculum ideale per andare a fare l’assistente parlamentare a Bruxelles e a Strasburgo. "

Allora, probabilmente il caso di nepotismo è vero: probabilmente Franco (e non Renzo) Bossi è stato davvero messo a fare il portaborse a Strasburgo solo perché "fratello di". Ovviamente non conoscendo il personaggio non posso giudicare. Ma poniamo anche il caso di nepotismo sia conclamato.
Ora, mi può spiegare il buon Travaglio che male c'è a gestire un negozio di autoricambi? Mi immagino la risposta: oh, niente di male, lavoro onesto... però per fare l'assistente di un parlamentare servono competenze. Certo, il venditore di autoricambi non è autorizzato a capire di politica: deve fare il suo lavoro, e delegare sempre gli altri. Quelli che hanno il curriculum europeo, come lo chiama Travaglio.

Con questa argomentazione Travaglio dimostra di non essere molto diverso da tutti quei leader radical chic che guidano la sinistra partitica. Quelli che dicono di difendere le classi deboli della società, basta che rimangano tali: i posti in Parlamento se li tengono loro. Basti vedere, tra le migliaia di persone che la sinistra ha portato in Parlamento in questi decenni, quanti operai ci sono. Ne parlava don Milani quarant'anni fa, e non sembra cambiato molto.

No, certa gente non ha curriculum europeo. Solo quelli belli, laureati, e intellettuali possono entrare nella stanza dei bottoni. Operai, fuori. Tecnici, fuori (e dopo di vedono le vaccate tecniche che escono dai parlamenti).  Venditori di autoricambi, fuori.
Un venditore di autoricambi  con le mani sporche di grasso nelle pulite stanze di Strasburgo?  Pensi che ambiente ne può venir fuori! Non c'è più morale...

Stessa mentalità del menga, secondo cui un ingegnere non può fare il ministro della Giustiza, ma politicanti senza competenza tecnica si possono avvicendare ai dicasteri più tecnici che ci siano senza creare scandalo.

Delle volte mi viene da chiedermi che curriculum ci voglia per fare il cronista giudiziario. La laurea in giurisprudenza, direte voi. No, cari: basta una laurea in Storia Contemporanea, quella che ha Travaglio.

Uno storico che invece di insegnare Cavour ai bambini delle medie, pretende di spiegarmi come vanno i processi (e di saperlo meglio di avvocati, giudici, e gente laureata in giurisprudenza)!

Certo, il fratello di Bossi non avrà un curriculum europeo, ma mi aspetto che a dirmelo sia qualcuno che abbia un curriculum per fare il lavoro che fa (se questo è il suo metro di misura).

venerdì 8 maggio 2009

Post illegale

Sono a Sacramento: una città, un'imprecazione. Seduto al parco, vicino alla  statua che ricorda i Pony Express. Che si chiamavano così perché andavano a cavallo, come ricordava qualche minuto fa la maestra ai bambini in visita scolastica.

La vecchia Sacramento, l'unica parte della città non composta da villette di legno con le palme all'entrata. Un aggregato di vecchi edifici in stile "far west", con i bar per ubriacono che invece di essere prosciutati dai maniscalchi, sono frequentati da bikers cinquantenni, tripponi e con l'80% della pelle visibile tatuata.

E io me ne sto qua al parco, a tirare l'ora di andare a prendere il treno per Livermore. Domani si va a visitare  lo Yosemite Park. Aspetto, e scrivo sul mio blog.

Connesso tramite una connessione libera disponibile per chiunque. Uno si chiede come può esistere anche qualcuno che nell'anno di grazia 2009 ancora lasci la propria rete wifi completamente libera. Mah....
Tanto di meglio per me, che connesso illegalmente non devo pagare alcunché per connettermi ad internet. Certo, magari qualcuno lascia la connessione aperta affinché gente come me acceda al proprio blog, per carpire la mia password.
Be', se vedrete comparire cose strane sul mio blog, sapete che è successo...